Sea Tales

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Lasciata Torcello alla nostre spalle prosegue il nostro viaggio alla scoperta della laguna di Venezia. Prossima tappa: Burano, l’isola dei Merletti, del campanile storto, degli sfiziosi Bussolai e delle case variopinte.

Risulta essere infatti tra i dieci luoghi più colorati al mondo!

Burano è un’isola della Laguna Nord di Venezia e conta circa 3000 abitanti. Il nome Burano deriva dalla “Porta Boreana” chiamata così perché posta a nord-est, direzione da cui soffia la bora.
Già dal vaporetto abbiamo iniziato a percepire l’atmosfera magica che caratterizza quest’isola, unica nel suo genere. Persino l’acqua che la bagna ha un colore diverso!
Merito dei colori delle case, divenute il segno di riconoscimento di Burano. Esiste una leggenda che narra fossero gli stessi pescatori a dipingere le pareti, al fine di riconoscere la propria dimora da lontano durante i periodi di assenza dovuti alla pesca.

Scese dal vaporetto inizia la nostra avventura variopinta. Non abbiamo un tour prestabilito: per godere appieno di Burano è necessario perdersi!
Ci addentriamo quindi tra calli e viuzze; sembra di essere in un posto “fatato” abitato da girandole, fiori e nanetti da giardino.
È l’isola dei contrasti in cui i colori saturi delle pareti incontrano il candore dei panni stesi e dei numerosi merletti esposti. Sono molte infatti le botteghe che vendono merletti ma una in particolare ha attirato la nostra attenzione: l’atelier di Martina Vidal.

Si tratta di un negozio che confeziona biancheria per la casa di lusso, utilizzando il Merletto di Burano, da quattro generazioni. All’interno dell’atelier è possibile trovare collezioni made in Italy frutto di grande artigianalità e creatività, realizzate con tessuti pregiati e di altissima qualità (cashmere, lino, raso e seta). Visitando l’atelier è possibile anche assistere alla realizzazione degli stessi Merletti o partecipare a dei corsi; un’occasione unica, vista la rarità di questa tecnica. Durante la nostra visita abbiamo avuto la fortuna di poter osservare un’anziana merlettaia all’opera che con passione e cura ci ha raccontato la sua storia.

L’arte del Merletto di Burano tramandata di madre in figlia, non ha una data d’origine certa; ma cominciò a diffondersi nella Repubblica di Venezia attorno al 1500. Una delle tante leggende narra che un giovane marinaio veneziano portò alla sua amata un’alga marina che lei riprodusse nei contorni e nei trafori usando del semplice filo, creando così un pizzo. Quest’arte iniziò poi a diffondersi verso la fine del XIV secolo, grazie alla passione della dogaressa Morosina Morosini . Iniziarono quindi a diffondersi i primi laboratori fino all’apertura di una scuola dedicata verso la fine dell’800. La produzione del Merletto di Burano divenne la principale risorsa dell’isola con lo scopo di risanare le condizioni economiche della popolazione buranella. Fu così fino alla Prima Guerra Mondiale, poi iniziò il declino, fino al 1970 quando la scuola venne chiusa definitivamente. Dal 1981 la storica Scuola dei Merletti di Burano è sede del Museo, la nostra tappa successiva. L’antico archivio della scuola adesso è uno spazio espositivo in cui è possibile visionare importanti testimonianze della produzione veneziana dal XVI al XX secolo con oltre cento preziosi esemplari provenienti dalla ricca collezione della scuola.
Oggi, le merlettaie, sono pochissime; si tratta prevalentemente di signore anziane che è possibile incontrare passeggiando per Burano mentre lavorano sull’uscio della loro abitazione.

Ogni angolo di Burano ci incuriosisce; finiamo così per perderci tra le viuzze.
La nostra attenzione viene attirata dai colori delle case che si riflettono sulle acque dei canali creando dei giochi di luce unici. Sembra quasi di vedere dei quadri liquidi: impossibile non fermarsi a fotografarli!

Tra una foto e l’altra decidiamo di dirigerci verso l’imbarcadero, non prima però di aver fatto merenda con un delizioso Bussolà!

Girovagando sbuchiamo sulla riva e notiamo un curioso ponte di legno che porta a un’altra isola. La curiosità ci spinge ad attraversarlo; chissà cosa ci attende dall’altra parte...

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